Pubblicato da: lazisa | aprile 29, 2010

LA VERITA’ SUL 2012


Dalla lettura di questo libro ognuno di noi potrà rendersi perfettamente conto «come il 2012 sia un anno come gli altri e che la sua elezione a “anno del giudizio” non sia nient’altro che un’invenzione di alcuni autori, scaturita da una loro interpretazione acritica del calendario Maya, al quale si è voluto attribuire un significato che non trova riscontro tra gli studiosi di questo popolo. Il motivo che li ha indotti a fare queste previsioni è essenzialmente di tipo economico […]: un libro che tratta di future catastrofi e di eventi spettacolari o eccezionali ha molto facilmente più successo di uno […] che si limiti a raccontare la realtà dei fatti». «La storia è permeata da “profeti” e “veggenti” che hanno previsto innumerevoli volte la fine del mondo. Spesso questi comportamenti sono stati dettati da una interpretazione letterale di scritti antichi, ai quali si attribuiscono grande autorità o addirittura infallibilità. Anche nel caso dei Maya, […] la tendenza è stata quella di sopravvalutare molto le loro possibilità di previsione, […] I Maya avevano una notevole conoscenza del cielo, ma […] La loro scienza non gli permetteva di fare previsioni precise su molti avvenimenti astronomici futuri». 

 

(9Colonne) – Roma, 21 feb – Ufficialmente si chiamano escort, ovvero accompagnatrici per uomini d’affari che non potendosi portare in viaggio la moglie o la compagna, affittano una ragazza per affrontare in maniera più piacevole le noiose cene di lavoro e trascorrere in compagnia anche il dopocena. Esistono decine e decine di agenzie, soprattutto online, che propongono donzelle per tutti i gusti, ma cosa ancora più interessante, anche per tutte le tasche. Navigando tra i vari siti ci si rende subito conto però che le escort tutto sono tranne che semplici accompagnatrici. Offrono servizi “particolari” in cui la trasgressione è la parola d’ordine. In altre parole, se siete stanchi della solita routine e volete provare qualcosa di diverso, inventate una cena di lavoro e noleggiate una escort, per un’ora o per tutta la notte, a seconda delle vostre esigenze. Certo, raccattare una ragazza per strada può creare diversi problemi, non solo perché si rischia di essere beccati da amici e conoscenti, ma anche perché si può essere accusati di favoreggiamento della prostituzione con tutto quello che ne consegue.

Esplorando il mondo a luci rosse dei palermitani, prima che il fenomeno balzasse agli onori della cronaca per le note vicende dei politici italiani, Alessia Cannizzaro, autrice di “Buttana di lusso”(La Zisa) si è imbattuta in Chiara, giovane escort nostrana che, per nulla intimorita dall’idea di riferire vizi e virtù dei suoi clienti, ha deciso di raccontare la sua vita a luci rosse.

Pubblicato da: lazisa | gennaio 26, 2010

In libreria

S. Rosalia, l’ “impostura” interclassista dei gesuiti

Roma, 22 gen (Velino) – “Ego Rosalia Sinibaldi Quisquine et rosarum domini filia amore dni mei Iesu Cristi ini hoc antro habitari decrevi” (Io Rosalia di Sinibaldo, padrone della Quisquina e delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di vivere in questa grotta): recita così, in un latino medievale impastato di siciliano, l’incisione nella grotta della Quisquina (Ag), attribuita alla Santuzza. Più volte, negli ultimi decenni, era stata avanzata la tesi che quel rinvenimento, risalente al 1624, fosse in realtà un falso storico. Adesso ci sono le prove (o almeno così pare) che dietro quel graffito non ci sia la nobile eremita, vissuta nel XII secolo, ma la “mano” interessata della Compagnia di Gesù, ben 500 anni più tardi. A svelare forse definitivamente l’arcano è Giancarlo Santi nel suo “Ego Rosalia. La Vergine palermitana tra santità ed impostura” (La Zisa). Testo-chiave dell’indagine è un manoscritto conservato nella biblioteca comunale di Palermo, pubblicato per la prima volta in appendice al volume e finora trascurato dagli studiosi, che proverebbe come l’“operazione Santa Rosalia” sia stata concepita a tavolino a Palermo per volontà “politica”. “All’inizio del ‘600, Rosalia era una vecchia santa dimenticata, la cui devozione era limitata a poche persone nei pressi del monte Pellegrino, dove secondo la tradizione avrebbe trascorso i suoi ultimi giorni – afferma Santi al VELINO -. In pochi mesi, però, riuscì a scalzare tutti gli altri, nonostante il capoluogo siciliano contasse all’epoca quattro protettrici (Agata, Cristina, Oliva e Ninfa, ndr) e ben 21 santi protettori”. Invocata nel corso di una processione durante la peste del 1624, la Santuzza avrebbe fermato l’epidemia, che fino ad allora aveva ucciso 30 mila palermitani, un quarto del totale della popolazione. Quello stesso pomeriggio furono scoperte le sue reliquie e poco più di un mese dopo, alla Quisquina, fu ritrovata la grotta del suo primo eremitaggio con la celebre incisione, scoperta casualmente da due intagliatori di pietre palermitani. Il tutto condito di miracoli e guarigioni inspiegabili, come attesta il “Di Santa Rosalia Vergine Palermitana”, l’edificante opera del gesuita Giordano Cascini, che ne aveva ricostruito l’albero genealogico facendola discendere addirittura da Carlo Magno. Le deposizioni giurate raccolte nel manoscritto analizzato da Santi, però, raccontano un’altra storia, ben più complessa. La diffusione della vulgata sulla Santuzza, infatti, non era stata lineare, tanto che nel 1642 alla Congregazione dei Riti fu presentata una denuncia per cancellare dal Martirologio romano il riferimento alla discendenza dal re carolingio e la dimora alla grotta della Quisquina. Il tribunale ecclesiastico aprì un’inchiesta per acquisire notizie sui miracoli che si erano verificati e sul ritrovamento dell’antro e ascoltò dodici testimoni del paese in cui, meno di 20 anni prima, era stata scoperta la caverna. “Le loro deposizioni e il linguaggio utilizzato non combaciano con la versione tramandata nei loro scritti dai gesuiti, dimostrando che l’iscrizione è un falso – spiega Santi -. Uno di loro afferma esplicitamente che l’ordine di andare a guardare lì dentro era venuto dal governatore Giuseppe Emanuele Ventimiglia. La scoperta dell’iscrizione fu dunque la conseguenza di un volere manifestato a Palermo dalle alte gerarchie isolane”. Una decisione “politica”, maturata in un fase drammatica della città, flagellata dalla peste. Il motivo? Nessuna delle quattro patrone era nata a Palermo, al contrario di Rosalia, e in un momento tanto difficile la Santuzza, di casato nobile ma vissuta in assoluta povertà, rappresentava l’optimum, perché era una santa “interclassista” in cui tutti i ceti sociali potevano riconoscersi. Soprattutto, permise ai gesuiti di “sconfiggere” i francescani, che stavano cercando di imporre il culto di Benedetto il Moro, e di gestire da quel momento in poi il patronato della città. “Rosalia sarà sempre una santa gesuita e una fonte di potere e vantaggi per la Compagnia di Gesù”, scrive Santi. Un modello di successo, esportato anche nelle terre di missione della Compagnia, dalla Cina al nuovo Mondo, soprattutto in California e Paraguay. Grazie anche all’epigrafe posticcia. Ma come diceva Francis Bacon, le cui parole aprono il volume, “l’uomo preferisce credere a ciò che gli piacerebbe fosse vero”.

Il 13 gennaio alle ore 17

a Palermo

presso la Sala delle lapidi a Palazzo delle Aquile

Augusto Cavadi, scrittore e filosofo

presenterà

 ”Il prato e il pozzo”

racconti di Maria Teresa de Sanctis

(ed. La Zisa – www.lazisa.it -, pp. 64, euro 7)

 

L’autrice Maria Teresa de Sanctis leggerà alcuni brani accompagnata dal chitarrista Ivan Cammarata, autore delle musiche originali.

  « …I protagonisti di questi racconti: attraversati da quell’atroce dualità che è la coincidentia oppositorum. Il dono della vita è anche una ferita e “la morte soltanto vince la morte”. I protagonisti di questi racconti: inventati e inventati per essere veri.. ». (dalla prefazione di Francesco Gambaro)

Pubblicato da: lazisa | gennaio 11, 2010

In libreria

Alessia Cannizzaro

Buttana di lusso

Confessioni di un’escort palermitana

pp. 144, euro 12,00

IL LIBRO: Una città a luci rosse annidata tra le pieghe di un perbenismo di facciata. Palermo è anche questo. E a svelarne il suo lato oscuro è Chiara (o almeno così dice di farsi chiamare), una escort palermitana che da anni lavora proprio nella sua città. Sesso a pagamento, in casa o in trasferta, appartamenti di lusso come alcove, o hotel fuori porta. Tra i suoi clienti politici, avvocati, professionisti in genere, tutta gente della “Palermo bene”. Chiara ci racconta, senza falsi pudori, vizi e virtù di una città sommersa, conditi da particolari piccanti e non sempre prevedibili. Un libro/confessione che farà tremare i palazzi del potere…

L’AUTRICE: Alessia Cannizzaro è giornalista professionista, laureata in Scienze della Comunicazione e in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale. Da anni lavora per tv e testate locali e nazionali. E proprio per un quotidiano palermitano ha condotto un’inchiesta sulla Palermo a luci rosse.

L’eterna lotta tra potenti e poveri nel nuovo romanzo del giornalista palermitano Nonuccio Anselmo. La guerra tra confraternite durante la Settimana santa diventa metafora della voglia di riscatto dei più deboli da tutti i soprusi.
Di chi è Gesù Cristo? Dei nobili che per blasone e tradizione da anni curano la deposizione del Venerdì Santo? O del popolo, che da quella cerimonia è sempre stato escluso e che finalmente trova il coraggio di rivendicare il proprio diritto, nel nome di un Cristo morto per tutti? E dove porta questa guerra del Cristo, in un paesino fine anni ’50 dove ancora vivi sono gli echi della guerra del feudo, spenta nel sangue dai mafiosi legati a doppio filo ai signori del feudo?
È uno splendido affresco di una Sicilia antica e al tempo stesso immortale quello tratteggiato nel romanzo «I campieri di Cristo» del giornalista e scrittore Nonuccio Anselmo (edizioni La Zisa, 13 euro). Una Sicilia di provincia che Anselmo, una vita al Giornale di Sicilia del quale è stato caporedattore, ha descritto to già nei primi due suoi romanzi – «Farmacia Bisagna» e «I leoni d’oro» – e che ancora una volta offre molto da raccontare, se guardata con l’occhio attento del cronista che, appunto, osserva ciò che si offre alla sua vista.
Anche ne «I Campieri di Cristo» c’è un cronista che ha il sapore dell’antico storico: il maestro Brasi Ferrante, che dopo aver educato frotte di ragazzini, una volta andato in pensione, si dedica alla vera passione della sua vita, osservare e annotare, nel suo diario.
Ed è davvero un avvenimento storico quello che Brasi Ferrante annota nell’anno di grazia 1957: lo stravolgimento della tradizione che da anni si perpetua nella Settimana Santa, tradizione che prevede che la deposizione del Cristo morto sia appannaggio della Confraternita dei Bianchi. Sì, perché nell’anno di grazia 1957 accade che la Confraternita dei Rossi, che trova il suo capopolo in un giovane cresciuto a rabbia, lavoro e fatica, Luca Stellario, quel Cristo lo ruba, sotto il naso ai nobili, in uno storico Venerdì santo. Perché Cristo, almeno lui, è di tutti.
Il racconto si dipana snello, coinvolgente, tra le cronache del maestro Ferrante e l’azione vera e propria dei protagonisti, concentrata in pochi incalzanti giorni. Ne viene fuori un affresco mirabile, specie per l’attenzione che Anselmo, amante della storia e del folclore (ha scritto anche diversi saggi), dedica alla descrizione dei riti della Settimana santa, ancora molto sentiti in larga parte della Sicilia. Una descrizione non didascalica. I riti, attraverso i protagonisti del romanzo, vengono vissuti dall’interno. Con un finale amaro, un po’ a sorpresa, che in fondo fa da corollario a tutta la vicenda.
Pubblicato da: lazisa | dicembre 7, 2009

In libreria

Cristina Bobbio,

“Papagena, zuccherino mio.

Guida semiseria ai libretti d’opera”,

ed. La Zisa, pp. 136, euro 9,90

Isbn 978-88-95709-50-5

Leggere i libretti d’opera, prima di entrare in teatro, può risultare un’impresa ostica e noiosa. Addirittura può suscitare reazioni opposte a quelle immaginate dagli autori, come scoppi prolungati di ilarità su personaggi e situazioni che, al contrario, dovrebbero ispirare la più viva commozione. Anche le storie che vi si raccontano sono spesso troppo ingenue, per tacere della psicologia dei personaggi, non di rado confusa e approssimativa. Ma la magia coinvolgente dell’opera lirica non si spieghe rebbe, se non tenessimo conto della musica che accompagna il canto dei protagonisti. Il libro di Cristina Bobbio affronta con leggerezza ed ironia i testi dei libretti, rilevandone le incongruità e accentuando nel contempo gli aspetti peculiari del melodramma, gli stessi che continuano ad appassionare milioni di cultori in tutte le parti del mondo.

Cristina Bobbio, genovese di nascita, ha collaborato alla rivista Urbs, Silva et Flumen dell’Accademia Urbense di Ovada (Alessandria) con articoli su Emanuele Borgatta, pianista e autore melodrammatico del primo Ottocento. Sulla stessa rivista è comparso un suo studio dedicato alla storia del teatro lirico di provincia. Ha pubblicato il romanzo breve “Tina e lo straniero, sei storie genovesi”, Genova, 2008.

Pubblicato da: lazisa | novembre 30, 2009

Presentazione

Giovedì 3 dicembre ore 18,00

Libreria Broadway di via Rosolino Pilo, 18 a Palermo

Presentazione del libro di  Giuseppe Incandela

“Vincoli d’onore. Storie e uomini di mafia tra New York e Palermo”

ed. La Zisa, pp. 180, euro 12www.lazisa.it Molte tragiche vicende criminali che nell’ultimo sessantennio hanno occupato le prime pagine dei notiziari non solo nazionali, trovano la loro origine nel rinnovato patto tra la mafia siciliana e quella americana siglato nei primi anni del secondo dopoguerra. Soprattutto il traffico degli stupefacenti, per gli ingenti profitti che esso procura, ha messo in crisi vecchi e consolidati assetti delinquenziali, provocando di conseguenza una lunga catena di omicidi, sia all’interno delle famiglie mafiose, che nei confronti delle componenti istituzionali più determinate nella lotta al crimine organizzato. Di volta in volta, l’alleanza tra le due mafie, nonostante le differenze strutturali che le contraddistinguono, è servita anche di valido supporto nelle fasi critiche che entrambe hanno attraversato. In ultimo, gli USA sono diventati terra di esilio dei boss fuggiti dalla Sicilia all’indomani della guerra scatenata tra i clan negli anni ‘80. Il paventato ritorno degli “scappati” nell’isola sta però determinando un nuovo scontro tra favorevoli e contrari, i cui sviluppi ulteriori al momento attuale non è facile prevedere.

 Giuseppe Incandela vanta al suo attivo una lunga esperienza giornalistica iniziata quarant’anni fa sulle colonne del quotidiano palermitano L’Ora, e proseguita con la collaborazione alla sede palermitana dell’Agenzia Radiocor, diretta da Mauro De Mauro, a TVR Sicilia e al VideoGiornale. Attualmente conduce due rubriche sui canali del Centro Televisivo Palermitano. Tra le sue numerose pubblicazioni, si ricordano: Piero Gobetti e la Rivoluzione liberale (1961); I cattolici nella politica italiana dal 1919 al 1924 (1963); La politica delle chiacchiere (1966); Dalle strade alla storia (1966); Sospetti e veleni (1989); Gli anni che sconvolsero Palermo (2004); Il lungo fiume di sangue (2006); Anni Ottanta. Attacco della mafia allo Stato (2007); Morte di un Presidente. Inchiesta sul delitto Mattarella (2009).

 I diritti d’autore del libro verranno devoluti all’associazione “Addiopizzo”

 Accanto al mondo dei potenti e dei conformisti ne esiste un altro parallelo. È il mondo degli invisibili, di tutti coloro che non hanno voce in capitolo, eppure eccedono nei gesti, nella voce, nell’uso delle parole, come a volersi imporre su una società che tende ad ignorarli e che per loro nutre un profondo disprezzo.
La protagonista, Franca, è una donna spassosa, esilarante, che ai margini della società non ci vuole stare “manco scannata morta” e che per questo decide, alla pari di politici, assassini e presentatori televisivi, di scrivere il suo libro per averlo pubblicato. Un solo, piccolo neo: è semianalfabeta…

Nata e radicata a Palermo dal lontano 1957, dove vive ed insegna (per la precisione vive a casa sua ed insegna in un liceo cittadino) sostiene di essere l’unica eccezione che conferma la regola “L’ironia è delle persone intelligenti”. Si definisce scriborroica e femminopatica.

 

Palermo, 26 novembre 2009 – Venerdì 27 novembre, alle ore 21,00, presso l’Associazione culturale e teatrale “LaTraccia” di via Porta di Castro n. 95, a Palermo, presentazione del libro “Ombre di vetro” di Rosario Norrito, edito dalla casa editrice La Zisa. Intervengono: l’autore, il giornalista Davide Romano e Rosanna Rumore (filosofa). A seguire breve spettacolo (estratto dal libro) dal titolo “Il non senso dell’oltre”, regia di Rosaria Favarò. In scena: Rosaria Favarò, Eva Favarò e il sax di Michele Mazzola. A conclusione degustazione vini e buffet. Ingresso libero.

 
Il libro- “In fondo, tutta la filosofia è stata fatta da uomini che hanno tentato di superare o cancellare i confini posti da altri, ma con scarsi risultati, anzi, dopo vari tentativi, si sono ritrovati con voragini più profonde. Anche un epistemologo di prim’ordine come Popper si era arreso a questa fatalità, al punto di affermare che la scienza è un continuo abbattere confini per poi trovarsene altri da superare. Quanti giganti, che intrapresero il viaggio, sono tornati e hanno potuto raccontare cosa hanno visto? Ma dall’Oltre non vi è ritorno! Semmai qualcuno vi ha messo piede non lo sapremo mai. Se i filosofi possono insegnarci qualcosa è quello, appunto, di andare da un’altra parte per scoprire strade che non sono mai state battute, ma con prudenza perché, una volta imboccate… è finita!”.

Rosario Norrito, insegna filosofia e psicologia nei licei psicopedagogici. È stato conduttore di gruppi nel progetto “Comunicare educando & Educare comunicando” promosso dal l’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia. Esperto in metodologia didattica tiene corsi sulla mnemotecnica e sulle diverse strategie per un apprendimento efficace. Ha ottenuti diversi riconoscimenti in ambito pittorico e poetico. Nel concorso letterario “Città di Monza 2000” con l’opera La notte bianca è risultato tra i vincitori.

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